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23/07/13

Talidomide medicina che uccide

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Talidomide: storia di un disastro, la "sperimentazione animale" ed i suoi frutti marci e letali.

Medicina che uccide


Il talidomide è un farmaco che fu venduto negli anni cinquanta e sessanta come sedativo, anti-nausea e ipnotico, rivolto in particolar modo alle donne in gravidanza, prodotto e commercializzato nel 1957 dall' azienda farmaceutica tedesca Chemie Grünenthal dopo 3 anni di test su animali. Venne ritirato dal commercio alla fine del 1961, dopo essere stato diffuso in 50 paesi sotto quaranta nomi commerciali diversi, fra cui il ''Contergan''. Anche altri paesi, come l'Inghilterra e la Svizzera, dopo aver acquistato la licenza provarono l'innocuità assoluta di uno degli enantiomeri del farmaco sugli animali.
 
Il primo bambino nato focomelico si registrò nel 1957 , ma solo agli inizi degli anni '60 venne segnalata, da parte del pediatra tedesco Widikund Lenz, la correlazione positiva tra assunzione di talidomide da parte delle donne in gravidanza e teratogenicità riscontrata nella prole. A tragedia esplosa, le donne trattate con talidomide davano alla luce neonati con gravi alterazioni congenite dello sviluppo degli arti, ovvero amelia (assenza degli arti) o vari gradi di focomelia (riduzione delle ossa lunghe degli arti), generalmente più a carico degli arti superiori che quelli inferiori, e quasi sempre bilateralmente, pur con gradi differenti. Nel 1960 e nel 1961, prima del ritiro del farmaco, si cercò di riprodurre gli effetti teratogeni del farmaco su cavie animali gravide, ma senza esiti positivi. In particolare il Dr. Somers riscontrò risultati negativi della tossicità del farmaco sulla prole di cavie gravide della specie dei ratti, anche se c'è da dire che i tests del Dr. Somers del '60 erano atti a valutare la tossicità del farmaco in generale e non precisi effetti teratogeni dello stesso, ma comunque sia in questo studio ed alle dosi somministrate nei ratti, Somers riscontrò ''riassorbimento ma non malformazioni''.

Medesimi risultati negativi ottenne, nei suoi esperimenti su cavie gravide di topo e cavie (porcellini d'India), il Dr. McBride, pochi mesi prima del ritiro del talidomide dal mercato, questi condotti specificatamente per sortire e cercare riscontri teratogeni del talidomide nelle cavie animali utilizzate. Solo nel 1962, dopo che il talidomide venne ritirato dal mercato, il Dr. Somers riuscì a produrre effetti teratogeni simili a quelli umani in cavie gravide di coniglio bianco neozelandese ma somministrando alle stesse dosi massicce del farmaco dalle 25 alle 300 volte quelle tollerate dall'organismo umano. La legge del Dr. Karnofsky della teratologia recita testualmente: ''qualunque farmaco può essere teratogeno se somministrato alla specie giusta, al giusto dosaggio ed al momento opportuno durante la gravidanza''. 

Successivi esperimenti su cavie gravide di altre specie, registrarono la teratogenicità del farmaco come riscontrata negli esseri umani ma, come riportò il Dr. Shardein, che studiò la vicenda in modo approfondito:''in circa 10 ceppi di ratti, 15 di topi, 11 razze di conigli, 2 di cani, 3 di criceti, 8 specie di primati e in altre specie quali gatti, armadilli, cavie, maiali e furetti sui quali il talidomide fu testato, gli effetti teratogeni si verificarono, ed ancora lo stesso riferiva:''Due decenni fa, con la catastrofe del talidomide, il coniglio emerse come la specie più sensibile per questo agente teratogeno, evidenziato in parte dai RISULTATI NEGATIVI E/O DUBBI prodotti su un gran numero di altre specie all'epoca in altri laboratori.''. Il Dr. Ray Greek, autore di varie pubblicazioni scientifiche ed abstract su numerose riviste di settore, presidente e co-fondatore dell ''A.F.M.A.'' (Americans For Medical Advancement), riferisce sulla vicenda menzionando fonti del periodo dei ricercatori che eseguirono tests su cavie animali gravide subito dopo il ritiro del talidomide dal mercato nel 1962 per riprodurre gli effetti teratogeni registrati su esseri umani:''Nel 1962, Seller studiò ratti, topi e conigli osservando nessuna anomalia nei ratti, topi e conigli grigio-argento. Questo portò Seller a concludere:

... Risultati negativi in tal senso potrebbero rivelare alcuna indicazione che i farmaci sono sicuri per uso umano. . . Di conseguenza il metodo più soddisfacente al tempo presente, e alla luce dell'esperienza talidomide, di trattare con farmaci dagli esiti sconosciuti la donna incinta, sembra essere non somministrarli alla stessa se non in caso di assoluta salva-vita.''. Anche la Dr.ssa Taussig riportò nel '62 che la Chemie Grünenthal, dopo il ritiro del talidomide, cercò di ricreare su cavie animali la teratogenicità causata dal farmaco senza esiti positivi:''La Grunenthal ha cercato di riprodurre focomelia nei ratti, topi e conigli, e non ci è riuscita. A Keil il farmaco è stato somministrato a galline ed i pulcini erano normali. La Grunenthal ha dimostrato che il farmaco passa attraverso la placenta di conigli ma nella loro esperienza la prole era normale.'' Ma la tragedia del talidomide poteva essere evitata ricorrendo ad una ''maggiore e più accurata'' sperimentazione su cavie animali gravide? Secondo il Catalogo degli Agenti Teratogeni (Shepard,1976):

''...molti principi sono stati affermati con vigore nei commenti fatti al momento dello scandalo. Il primo punto fu l'esistenza di una estrema variabilità nella suscettibilità delle specie al talidomide.'' Il catalogo riferisce che fino al 1966 erano state date alle stampe 14 distinte pubblicazioni che descrivevano gli effetti del talidomide su femmine di topo gravide, e che quasi tutte riportavano risultati negativi o altrimenti solo pochi difetti, che non assomigliavano in alcun modo agli effetti caratteristici del farmaco. Solo in alcuni ceppi di conigli e primati si era riusciti a riprodurre l'effetto del talidomide sul feto umano. Il Prof. George Teeling-Smith concluse che:''Con il talidomide, per esempio, è solo possibile produrre deformità specifiche in un numero molto limitato di specie animali. In questo caso particolare, è improbabile che i test specifici condotti su animali in gravidanza avrebbero dato l'avviso necessario: la specie giusta probabilmente non sarebbe mai stata utilizzata.''

Dopo il suo ritiro dal mercato, si contarono in tutto il mondo oltre 10 mila bambini nati focomelici causati dagli effetti devastanti del farmaco. Paradossalmente, proprio un episodio tanto drammatico che doveva provare definitivamente l'infondatezza e la pericolosità della ''sperimentazione animale'' per la salute della specie umana, segnò l'inizio dell'obbligo di sperimentazione su almeno due specie differenti di animali di ogni nuovo prodotto farmaceutico, onde studiarne l'efficacia o la pericolosità, ad iniziare da probabili effetti teratogeni, nonostante in studi e pubblicazioni scientifiche viene ribadito e comprovato che il modello animale non può essere un riferimento attendibile, predittivo e sicuro per l'uomo.
 
Eppure, i sostenitori di questa pratica obsoleta, fallace, fuorviante e scientificamente inattendibile, continuano ad asserire infondatamente che una maggiore sperimentazione su cavie animali gravide avrebbe evitato la catastrofe del talidomide, omettendo di dire però in quali circostanze sperimentali particolari i ricercatori riuscirono a produrre nella prole degli animali utilizzati gli effetti riscontrati nei bambini delle donne gravide, ovvero somministrando dosi massicce del farmaco di gran lunga maggiori a quelle tollerate dall'organismo umano. Se volessimo considerare predittivi e di riferimento per l'essere umano gli effetti registrati su animali, allora dovremmo ritirare dal mercato farmaci come l'aspirina, teratogena per gli animali ma non per la specie umana, il cortisone, teratogeno per tutte le cavie animali su cui viene testato ma non per l'essere umano, perfino il sale, teratogeno per i topi ma non per gli uomini o magari anche la caffeina teratogena per alcuni animali ma non per gli esseri umani ed altri farmaci con medesimi contraddittori effetti su animali ed umani.
 
Purtroppo, il talidomide non fu solo un episodio isolato scaturito da questa ''scienza'' dannosa e assolutamente insicura per la specie umana. Altri episodi tristemente balzati agli onori delle cronache furono il vioxx, un farmaco ritirato dal mercato mondiale nel 2004, testato con successo sulle cavie animali ma rivelatosi altamente letale per gli esseri umani, ben 60 mila morti circa accertati solo negli U.S.A. e 140 mila circa in tutto il mondo all'atto del ritiro. Il TGN 1412, un farmaco che dopo aver superato le prove sugli animali nelle fasi pre cliniche del trial sperimentale fece ricoverare d'urgenza i 6 volontari umani delle fasi cliniche della sperimentazione del farmaco, tutti e 6 entrati in coma subirono danni multiorganici, o altri ed altri esempi di farmaci considerati sicuri sugli animali da laboratorio e poi rivelatisi dannosi o peggio ancora letali, una volta immessi sul mercato, per la salute umana.....basta solo documentarsi, vedere per credere.
 
Infatti, ben il 92% dei farmaci che superano i test sperimentali su animali non si traducono nei test sulle cavie umane perchè dannosi,tossici o inefficaci...il 92%! E del restante 8% delle nuove molecole commercializzate ben il 51% si rivela tossico o inefficace per gli esseri umani. Quindi, su 100 sostanze testate con successo sugli animali, ben 96 si dimostrano pericolose o inutili per le persone. Tocca anche ricordare che ogni anno negli U.S.A. muoiono 106 mila persone per gravi reazioni avverse ai farmaci commercializzati e 197 mila muoiono nell'U.E. per gli stessi motivi, senza dimenticare il resto del mondo: Africa, Asia, Oceania, Canada, Sud America, cui si aggiungono i milioni e milioni di ospedalizzati, sempre per ADRs, in tutto il mondo, con effetti reversibili ed irreversibili. E quindi, come titolato su un ottimo ed esplicativo studio pubblicato sul British Medical Journal che fece non poco clamore nel mondo medico-scientifico :''Where is the evidence that animal research benefits humans?'', ''Dove sono le prove che la ricerca su animali è di beneficio all'umanità?''

Fonti:

1) [G.F. Somers, Pharmacological properties of thalidomide (alpha-phthalimido glutarimide), a new sedative hypnotic drug. British Journal of Pharmacology 15 (1): 111-6]

2) [G.F. Somers, Thalidomide and congenital abnormalities. The Lancet Vol. 279 No. 7235 pp 912-913, Apr 28, 1962]

3) [The History and Implications of Testing Thalidomide on Animals, Greek R., Shanks N., Rice M. J. , http://www6.miami.edu/ethics/jpsl/archives/all/TestingThalidomide.html]

4) [Calabrese, Edward J. 1991. Principles of Animal Extrapolation]

5) [Sharpe R., Fatal Mistake: the use of animals for research and testing, http://www.iaapea.com/pdf/fatalmistakes.pdf]

6) [New Scientist, may 28 1981]

7) [Schardein J.L.: Drugs as Teratogens, 1976.]

8 ) [Shardein J. L., Schwetz B. A., Kenel M. F., Species sensitivities and prediction of teratogenic potential, Environ Health Perspect. 1985 September; 61: 55–67, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3905381]

9) [Seller, MaryJ. 1962. Thalidomide And Congenital Abnormalities. The Lancet 280 (7249):249-249]

10) [Taussig, H. B. 1962. A study of the German outbreak of phocomelia. The thalidomide syndrome. JAMA 180:1106-1114]

11) [Catalog of teratogenic agents. 1976. Shepard, Thomas H]

12) [Teeling-Smith, G. A Question of Balance - the benefits and risks of pharmaceutical innovation. Office of Health Economics. UK. 1980]

13) [Bailey et al, 2005, The future of teratology research is in vitro, Biogenic Amines, Vol. 19, No. 2, pp. 97–145 (2005), http://www.animalexperiments.info/resources/Studies/Human-healthcare/Teratogenicity.-Bailey-et-al-2005./Tox-terat-Bailey-et-al-2005-Biog-Am.pdf]

14) [Hartung T., Per aspirin ad astra..., Altern Lab Anim. 2009 Dec;37 Suppl 2:45-7.
, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20105011, http://www.researchgate.net/publication/51441566_Per_aspirin_ad_astra...]

15) [A. Abbott, Nature 438, 144-146 (10 November 2005) | doi:10.1038/438144a, Animal testing: More than a cosmetic change]

16) [Nishimura, H. and Miyamoto, S. (1969). Teratogenic effects of sodium chloride in mice. Acta Anat. Nippon 74:121–124.]

17) [TGN1412: From Discovery to Disaster, Attarwala H, J Young Pharm. 2010 Jul-Sep; 2(3): 332–336, doi:10.4103/0975-1483.66810 - http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2964774/]

18) [Lester Crawford, FDA Commissioner, Innovation or Stagnation, Challenge and Opportunity on the Critical Path to New Medical Products, 2004, http://www.who.int/intellectualproperty/documents/en/FDAproposals.pdf]

19) [Pound et al, 2004, Where is the evidence that animal research benefits humans?, BMJ. 2004 February 28; 328(7438): 514–517. doi: 10.1136/bmj.328.7438.514, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC351856/]