Google+ Rimedi naturali salute: Chip terapeutici riassorbibili

10/10/12

Chip terapeutici riassorbibili

chip curativo

Chip terapeutici che possono sciogliersi dopo poco tempo dall'impianto potranno curare o visionare i funzionamenti interni del corpo dei malati.





 Costruiti con componenti a base di magnesio, ossido di magnesio, seta e nanomembrane di silicio, sono biocompatibili e si dissolvono in acqua e liquidi organici in pochi giorni o settimane, a seconda dello spessore e potranno essere impiantati nel corpo per monitorare l’attività di tessuti od organi, rilasciare farmaci o applicare una terapia termica mirata. Apparecchiature elettroniche biocompatibili in grado di svanire in modo controllato e in un tempo prestabilito: un gruppo interdisciplinare di ricercatori della Northwestern University, dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign e della Tufts University, ha realizzato questi chip dandone notizia sulla rivista Science.

Oggi il ricorso ad apparati impiantabili è limitato a casi sperimentali a causa dei possibili effetti a lungo termine, un problema che svanisce con la nuova elettronica transitoria, proprio come svaniscono i suoi componenti, perfettamente biocompatibili, è stato curato particolarmente la sua biocompatibilità riguardo i materiali ed è stato diretto da Fiorenzo Omenetto, un ricercatore italiano che lavora dal 2005 alla Tufts University, dove dirige il laboratorio di ingegneria biomedica, e che è stato indicato dalla rivista “Fortune” come uno dei 50 scienziati più influenti al mondo in campo tecnologico. Gli apparecchi di cui si riferisce su “Science” sono costituiti da un sottile involucro di seta e ossido di magnesio che avvolge l’elettronica che, una volta impiantati sottopelle, nel momento in cui l’involucro si scioglie, inizia a funzionare la componente elettronica, che sfrutta elettrodi di magnesio, collegamenti e porte in ossido di magnesio come strati dielettrici delle nanomembrane di silicio.

Il silicio si scioglie nel liquidi organici, ma normalmente il processo è così lento che un wafer di silicio convenzionale richiederebbe centinaia di anni per degradarsi, mentre le nanomembrane, pur premettendo la creazione di transistor, diodi ed altri dispositivi a semiconduttori, si dissolvono in pochi giorni o qualche settimana, a seconda dello spessore. La quantità di ciascun materiale presente nel sistema elettronico transitorio è estremamente bassa, molto inferiore alla dose giornaliera raccomandata, quanto all’alimentazione dell’elettronica, è assicurata da bobine a induzione, in modo da evitare sia il ricorso a batterie, sia la necessità di fili di collegamento. Dato che questi sistemi si dissolvono anche con la semplice acqua, oltre che con i liquidi organici, potrebbero essere utilizzati anche per il monitoraggio ambientale, per rilevare variazioni di temperatura o di deformazioni strutturali, in tutte le situazioni in cui una loro presenza permanente o il loro recupero potrebbero porre problemi. Insomma una vera rivoluzione in parte  Made in Italy.